La collina è silenziosa quando ci si arriva di notte. Troppo silenziosa, come un respiro trattenuto. L’Hotel Dolphin è buio contro il cielo, tranne una finestra: la Camera 18, dove da quarant’anni qualcosa lascia una luce accesa.
Il proprietario, il Sig. Bernard, scomparve una notte. Non fu mai ritrovato – solo il suo sangue sulla soglia della 18, e nel registro un’ultima riga scritta di suo pugno: il proprio nome, come se avesse fatto check-in nel proprio incubo per non uscirne mai più.
Voi non credete ai fantasmi. Siete entrati per avere risposte.
Ma alla reception il registro e già aperto. Accanto al numero 18, una firma ancora umida. È la vostra. Nessuno di voi ricorda di averla scritta – e l’inchiostro, a guardarlo bene, non sembra inchiostro.
Il check-in è già avvenuto. Qualcosa, nell’hotel, vi conosceva già.
Ora resta solo una domanda:
Sarà un check-in eterno?
L’hotel accetta solo chi ha il coraggio di non prenotare il ritorno.
